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Pratica e tutto verrà


ASHTANGA VINYASA YOGA

L'ashtanga vinyasa yoga, chiamato ormai sempre più spesso semplicemente astanga yoga, è uno yoga dinamico praticato secondo l'antica tradizione dell' hatha yoga, pratica caratterizzata dal "vinyasa" esecuzione precisa di respiro-movimento sincronizzati tra loro. Al contrario dell'idea che molti hanno dello yoga è una pratica energetica e intensa. Si lavora sul corpo migliorando forza e flessibilità. I benefici dal fisico arrivano alla mente e allo spirito.

La storia recente:


Krishnamacharya (1888 - 1989) è stato uno dei più grandi yogi del 1900, morto all'età
di 101 anni, ha formato i più grandi maestri di riferimento dello yoga moderno: Iyengar, Desikachar e Pattabhi Jois.
Quest'ultimo è il padre della disciplina ashtanga vinyasa yoga, da lui chiamata così in onore di Patanjali (vedi post ashtanga yoga).



Secondo quanto dichiarato da Pattabhi Jois, lui e il suo maestro Krishnamacharya avrebbero trovato un antico testo, lo Yoga Korunta di Rishi Vamana, uno dei più grandi yogi mai vissuto,  che descriveva la pratica yogica in modo dinamico (Oh yogi! Non praticare gli asana senza vinyasa).

Il vinyasa è letteralmente il respiro legato al movimento, il passaggio che collega le varie asana che consente allo yogi di rimanere consapevole, di usare la forza, il controllo e la concentrazione.

Il vinyasa è la chiave dello yoga dinamico, tutte le varie pratiche di yoga dinamico sono varianti elaborate partendo dall'ashtanga vinyasa yoga.



Le tre chiavi della pratica, che costituiscono il metodo, chiamato TRISTANA, sono:

- il respiro, l'ujjay e i bandha (mulhabandha, uddhyanabandha, jalandharabandha)
- le asana (posture, posizioni)
- lo sguardo, il dhristi

Per approfondire gli aspetti teorici della pratica dell'ashtanga vinyasa yoga vedi  qui

L'ashtanga è un metodo scientifico dove con la disciplina e lo sforzo giusto tutti possono progredire e arrivare a conoscersi e migliorarsi in tutti i sensi. conoscere il proprio corpo, la propria mente, controllarli, amarli, essere concentrati, determinati, snelli, flessibili, amorevoli...
Gli unici che NON possono praticare yoga sono i pigri...per sconfiggere la pigrizia basta iniziare a "fare", usare l'autodisciplina.

Il metodo è basato su delle serie fisse. Le serie sono tre, anche se la della terza serie esistono delle varianti che qualcuno chiama quarta serie e così via...

Il principiante si avvicina alla pratica con umiltà e pazienza, iniziando a praticare la prima serie (per approfondire gli aspetti teorici vedi qui).

Questa pratica ha affascinato moltissime persone e a creato moltissime varianti più o meno conosciute, come il power yoga, il vinyasa flow e così via.
Vedi la tradizione di Sri K. Pattabhi Jois.










(nella foto abbiamo a sinistra BKS Iyengar e a destra Sri Krishna Pattabhi Jois)




Il vinyasa è una potenti tecnica yoga usata dai più grandi yogi, come ad esempio Iyengar, come si può vedere in questo VIDEO ad esempio e ci sono molti altri video dello stesso Iyengar che pratica il vinyasa e lo stesso vale per la respirazione ujjay in questo altro VIDEO

(nella foto sempre i due yogi creatori degli stili più conosciuti e praticati nel mondo occidentale e non solo...quindi a sinistra Iyngar creatore dello stile omonimo e a destra Pattabhi Jois che ha divulgato l'ashtanga vinyasa yoga)







Info sulla storia dell'ashtanga e per informazioni su come arrivò in occidente clicca qui

pratica e tutto verrà

Pratica e tutto verrà è un motto degli ashtanghisti; questa frase era la risposta di Pattabhi Jois a molte domande.

Ma cosa significa?

Molte persone nella pratica di ashtanga, ma non solo, si trovano ferme su alcune posture e sembrano non andare avanti, si sentono limitate, magari ferme li da qualche anno...allora cosa significa che non arriva nulla?

Precisiamo fin da subito che la pratica non è solo la parte fisica, quella è solo la punta dell'iceberg, alla quale si da molto importanza solo perchè è la più visibile. 
Il principiante o il neofita vedono le posture e i movimenti tra di esse e giudicano la persona più o meno brava a seconda della flessibilità, della forza e del controllo del movimento. Questo è normale per chi ancora non è entrato dentro alla pratica. Chi infatti la conosce intimamente, profondamente, non guarda sopra la superficie dell'acqua, ma si inabissa e cerca la parte sotto, quella che sostiene e da corpo. Inoltre chi conosce la pratica perde totalmente l'uso della parola: bravo/a.

Cosa sostiene la pratica?

Il respiro in primis, alle volte si vedono praticanti che ancora trattengono il respiro, con apnee nei salti e nei movimenti o in alcune parti delle posture, altre volte si dimenticano addirittura il respiro da fare e inspirano nei movimenti dove dovrebbero espirare o il contrario. Il respiro poi deve essere sonoro ma non forzato, per arrivare a fare un buon Ujjay è normale che all'inizio ci si sforzi, ma poi va reso sottile, profondo, udibile, ma non sforzato, spesso si sentono respiri troppo forti, che raschiano in gola che producono troppo sforzo e quindi non sono confortevoli, morbidi.
Il respiro và unito ai bandha, in particolare all'uddyana bandha e al mula bandha.

 Queste sono le chiavi del sistema, non sono cose secondarie, il movimento da solo non serve, deve essere legato al respiro, in uno sposalizio armonico, questo è il VINYASA.

Prima di esercitarsi in posture avanzate bisognerebbe dedicare moltissimo tempo al perfezionamento del respiro Ujjay, unirlo ai bandha in modo indissolubile, nel frattempo va applicato e conosciuto il vinyasa, il corretto movimento in ogni singola postura.

Come si fa questo studio?

Attraverso la pratica, infatti sentirlo, leggerlo e sentirselo ripetere durante la pratica o vederlo può essere utile, ma non basta.

L'ashtanga vinyasa yoga è una pratica molto potente, che può guarire il corpo fisico, emotivo e mentale, ma per farlo va praticata e questo va fatto quotidianamente. Tutti possono fare questa pratica, non ci sono limiti di età o fisici che non sono superabili (guardate qui ad esempio).
Un altro esempio:
una praticante a Latina è arrivata in shala molto motivata, ma con un polso rotto da più di un anno causa incidente e l'impossibilità di appoggiarsi su di esso, non poteva fare nè chaturanga, nè il cane a faccia in giù, la sua pratica è stata inizialmente solo esercizi per i polsi, con pazienza e perseveranza lei li ha fatti TUTTI i giorni, dopo brevissimo tempo fa la sua pratica, con un bel chaturanga e un ottimo cane a faccia in giù!!!

Infatti è la ripetizione, la costanza che ci porta ai massimi benefici.

La pratica è bella e porta comunque benessere anche se svolta una tantum, ma inutile mentire, se volete godere dei benefici di questa come di qualunque pratica, va fatta quotidianamente. 

Il respiro, il vinyasa rendono il sangue fluido, caldo, abbiamo un'eliminazione quotidiana di tossine, un corpo che ogni giorno attraverso il movimento e il respiro si pulisce, si fortifica e diventa più flessibile, ma se questo lo faccio una o due volte a settimana è molto diverso...

Facciamo un po' di conti:

- una persona che pratica una volta a settimana pratica più o meno una cinquantina di volte all'anno, questa è una stima ottimista, perchè in un anno ci sono 52 settimane, ma poi c'è la settimana dove non posso andare il giorno che ho stabilito per un imprevisto, poi ci sono le settimane di vacanza e varie ed eventuali, diciamo che 50 pratiche sono una stima molto ottimista. Questa persona si ritrova a fare 150 pratiche in tre anni, bene che gli vada!

- una persona che pratica due volte a settimana raddoppierà rispetto alla prima, cioè in una stima ottimista praticherà 100 volte in un anno, farà quindi in tre anni 300 pratiche.

- una persona che pratica tutti i giorni, calcolando che ci sono 365 giorni in un anno e che si pratica sei giorni su sette, quindi togliamo 52 giorni di non pratica, abbiamo  313 giorni di potenziale pratica!!!

Togliamoci ancora 13 lune, infatti secondo tradizione indiana durante la luna piena e la luna nera non si pratica, quindi abbiamo 313 meno 26 quindi abbiamo 287 giorni di pratica.

Quindi abbiamo un po' meno di 300 pratiche all'anno, questo significa che se ho una postura che mi limita, su cui ho delle difficoltà, se pratico ashtanga, che è caratterizzata da delle serie fisse, se la postura si trova nella prima serie significa che la farò 300 volte circa in un anno, ma non solo significa anche che prima di quella postura farò, sempre circa 300 volte in un anno, tutte le posture precedenti alla postura che non mi viene bene, le posture prima sono tutte importanti, preparatorie, infatti la serie e studiata in modo che le posture preparano a quelle successive. Ancora significa che avrò fatto quanti respiri e quanti vinyasa al giorno? Ogni singolo giorno il respiro e il vinyasa lavorerà all'esterno e all'interno per modificarmi, trasformarmi.
Provate a contare quanti chaturanga fate in ogni singola pratica, quanti jump through e jump back,  capite come le braccia diventano più forti, le spalle e come la schiena si fortifica e si espande...

Molti mi chiedono come posso fare a rinforzare le braccia? o come imparo a saltare attraverso le braccia? o ancora che esercizi posso fare per imparare meglio un passaggio o aiutare un'asana, capite che poi con un sorriso mi viene in mente Pattabhi e capisco la sua risposta sempre uguale, non ci sono trucchi particolari, ma solo la pratica, pratica e pratica.

grazie



ASHTANGA YOGA

Che cos'è lo yoga?

 Lo yoga è l'unione del microcosmo col macrocosmo, del se personale col se universale, in altre parole l'unione con Dio; per chi non crede in Dio è l'unione con l'energia universale.

chi è lo yogi o la yogini (donna yoga)?


E' chi applica la disciplina, l'autodisciplina, lo sforzo, la forza di volontà, attraverso tecniche sviluppate nei millenni da persone che si sono autoosservate nei minimi dettagli scoprendo ogni dettaglio del corpo, della mente e dell'anima.
Lo yogi usa ogni strumento che ha per il suo scopo, quindi parte dall'uso della mente, del corpo e del respiro. sviluppando massimo controllo, concentrazione e determinazione.


Cos'è l'hatha yoga?

 Hatha significa "sole luna" è l'unione degli opposti, l'armonia nella dualità, la dualità che in realtà è unicità. L'hatha yoga è sforzo, un intenso sforzo che parte quindi dal corpo, per armonizzarlo, per ricreare l'Uno nel tempio dell'anima. Per far ciò si passa attraverso quattro gradini, i primi 4 rami dell'ashtanga yoga di Patanjalim, cioè:

YAMA - NYAMA - ASANA - PRANAYAMA

Yama e nyama sono i due gradini che danno la direzione, infatti uno sono le astensioni, cioè i comportamenti da tenere per l'evoluzione personale: ahimsa - non violenza (intesa verso se stessi, anche il proprio corpo e verso gli altri), sathya - autenticità (l'essere sinceri, puri), asteya - rinuncia al possesso (non rubare, onestà, no cupidigia, no avidità...) bramacharya - moderazione e sobrietà (la sobrietà. purezza morale e sentimentale, atteggiamento spirituale nel sesso e la rinuncia della  ricerca di gloria, successo, dell'accumulo delle cose e all'adornamento del corpo), aparigraha - non-attaccamento, assenza di avidità, astensione dalla bramosia del possedere, libertà dalle cose non necessarie.
Mentre il secondo gradino, nyama, sono le regole dell'autopurificazione: saucha - purezza interiore ed esteriore, pulizia, salute fisica, pulizia del pensiero, delle intenzioni , dell’abito che si indossa, della pelle e in generale del corpo, santosa - appagamento, felicità della mente, contentezza, l’accontentarsi, mantenere sempre un corretto sfondo emotivo, pacificazione: è il contrario della frustrazione, tapas - ardore nella ricerca, fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione umana, svadhyaya - ricerca interiore, studio di sé e del sé, ishvara Pranidhana - abbandono al divino, sentire che tutto ciò che esiste è impregnato della Coscienza Universale.

 Quindi queste sono le condizioni generali per fare yoga, l'impegno che lo yogi/yogini prende verso se stesso. Non tutte queste condizioni sono necessarie tutte e subito per fare yoga, ma bisogna aver chiaro che andrebbero raggiunte.

 Il terzo anga (ramo) è l'asana, le posizioni, posture. Questo è il ramo più conosciuto dello yoga, spesso gli occidentali lo associano a tutto lo yoga. Le asana rendono il corpo flessibile, aperto, sano, lo curano, lo armonizzano e lo mantengono giovane.
Fare le asana non è contorsionismo, ma è un'atteggiamento prima di tutto dove applicare aimsha, cioè la non violenza verso se stessi. L'asana è una preghiera è un'espressione di apertura del corpo è amore...è bellezza.
Non c'è un'asana perfetta, ma c'è un modo per fare le asana, cioè restando consapevoli del proprio corpo, del proprio centro. I tre aspetti dell'asana:

- creare spazio (l'aspetto più importante)
- allinearsi
- rinforzare

Appena entriamo nella postura dobbiamo creare spazio, che non significa allungarci, ma cercare di espanderci in tutte le direzioni, rimanendo rilassati e usando in modo particolare il respiro e la consapevolezza corporea ci espandiamo, poi successivamente cerchiamo l'allineamento nella postura e una volta trovato possiamo rinforzare i muscoli che la postura attiva.

Col tempo e con la pratica quotidiana il corpo si scioglie e si rinforza, questo permette gradi di flessibilità e forza sempre maggiori e in alcuni casi porta a fare posizioni considerate impossibili. Nell'asana bisogna stare comodi e soprattutto nello yoga non c'è competizione nè con gli altri nè con se stessi, non ci sono risultati da raggiungere, ma solo esserci, essere presenti a se stessi e non essere pigri.
L'asana è da considerarsi una preghiera, lo sforzo di volontà e solo nel farla, ma poi pregare non richiede sforzi assurdi.

Infine abbiamo il quarto anga, il pranayama, il controllo del fluido vitale, cioè del prana, l'energia che tutto permea che secondo gli yogi è il nostro primario nutrimento, l'energia che va girare la vita. il pranayama è il controllo del respiro attraverso particolari esercizi.

Gli altri quattro anga sono considerati come raja yoga, lo yoga regale:


Pratyahara - ritrazione dei sensi dagli stimoli esterni per rivolgerli all’interno di sé; porta ad essere equanimi, dharana - concentrazione, focalizzazione su un unico oggetto, dhyana - meditazione; la mente e l’oggetto di meditazione diventano un tutt’uno, chi medita non è conscio dell’azione di meditare, la mente è in uno stato di quiete e di ordine, samadhi - beatitudine, contemplazione “enstasi”, unione dell’essere con la propria natura autentica.


Questi otto rami, l'alchimia dello yoga indiano, sono stati spiegati la prima volta da Patanjali negli yoga sutra, Patanjali è una figura che viene considerata il padre dello yoga.







YIN YOGA




Vi consiglio di leggere le prime 4 pagine, per avere un'idea generale dello Yin Yoga, poi dopo c'è la storia dello Yin Yoga e infine un interessante articolo un po' più tecnico.








Dopo i file in png, sotto, c'è l'intero articolo scritto, senza immagini.























ॐYIN❤YOGA ॐ

 L’arte della quiete nelle asana.
 Uno yoga ricettivo, femminile, passivo.


Yin Yoga è una pratica semplice e profonda che calma le emozioni, stimola l’energia vitale dei meridiani (simili ai Nadis) e degli organi. L'Yin Yoga è uno yoga fisicamente statico e mentalmente presente che richiede pazienza e abbandono.

Le posizioni (asana) in una sequenza di Yin yoga sono passive e statiche e si mantengono tra 3 e 5 minuti, con una respirazione profonda e consapevole. Lo scopo della pratica è rilassare i muscoli (tessuti elastici) e stimolare i tessuti connettivi, cioè i tessuti più profondi e rigidi come fascia, legamenti, tendini, articolazioni ed ossa, applicandovi una tensione ottimale per un certo tempo. In questo modo il tessuto si allunga, si fortifica e si apre lentamente, recuperando ed incrementando così la flessibilità e la capacità di movimento di tutto il corpo.

Al contrario della maggior parte degli stili di yoga (yang) anche statici, nello Yin Yoga la posizione va tenuta con il totale abbondono muscolare, solo cosi si può infatti lavorare sull'articolazione.

Quando praticare lo yin yoga?
Lo yin yoga si può praticare in qualsiasi momento, tuttavia i suoi benefici sono maggiori in determinati momenti o situazioni:
– Alla fine della giornata (per calmare la mente prima di andare la letto)
– Quando i muscoli sono freddi (per lasciar lavorare solo i tessuti connettivi) o prima di una pratica stile Yang.
– Quando lo stile di vita è troppo frenetico (per equilibrare l’eccesso di energia yang)
– Durante il ciclo mestruale

Alcuni dei vantaggi dello Yin yoga sono:
Calmante e riequilibrante per il corpo e la mente
Regola energia nel corpo
Aumenta la mobilità nel corpo, in particolare le articolazioni e fianchi
L'abbassamento dei livelli di stress 
Maggiore resistenza
Migliore lubrificazione e protezione delle articolazioni
Maggiore flessibilità delle articolazioni e tessuto connettivo
Rilascio fascia tutto il corpo
liberazione dalle dipendenze (alimentari...)
Aiuto con ATM e l'emicrania
Profondo relax
Meno ansia e stress
Migliore possibilità di sedersi per la meditazione
Una migliore pratica Yang 

Lo Yin yoga si contrappone e complementa gli stili di yoga più dinamici (yang) come l’ashtanga o l’iyengar yoga, che si focalizzano nel calore interno e nell’allungamento e contrazione dei muscoli (tessuti elastici). Yin è uno stile profondo e quieto, più semplice come forma di pratica, dove si cerca rilassare i muscoli ed incrementare la circolazione dei tessuti connettivi, articolazioni e organi, e coltivare la capacità di osservare e accetare il momento presente.


I principi fondamentali della pratica Yin

Cercare il proprio limite
Mettersi in posizione gradualmente e dolcemente fino a raggiungere il punto di tensione ottimale. Lasciare che il corpo si apra lentamente senza forzare, spingere o seguire un’idea di come dovrebbe essere la posizione. Ascoltare il corpo e seguire quello che ci dice.
La pratica yin aiuta a conoscere i limiti naturale del corpo in modo molto delicato.
Restare fermo
Una volta trovato il punto di tensione ottimale, si deve rimanere calmo ed abbandonato nella posizione. Con l’attenzione sul respiro e il corpo inmobile, la mente è aperta a sperimentare questo momento senza resistenza né dispersione.
Ci sono due eccezioni per questo principio: ci si può muovere se si sente dolore e ci si sta sforzando eccessivamente per mantenere la posizione, o se i tessuti connettivi si sono rilassati a sufficienza e permettono di estendere ulteriormente la posizione.
Il movimento deve essere sempre molto rispettoso e non aggressivo.
Mantenere la posizione a lungo
Per questo c’è bisogno di tempo e pazienza. Mantenere le posizione è un’opportunità per connettere con il corpo, e sentire la calma nella posizione.
In una pratica normale ogni posizione si mantiene tra i tre e i cinque minuti; nel caso di principianti questa durata può essere ridotta tra uno e tre minuti.
Respirare
Portare l’attenzione sul respiro durante la pratica significa stare attento ai movimenti e alle sensazioni che si sperimentano durante la respirazione. Sentire la calma, l’armonia, e la libertà del respiro in ogni posizione.
Durante la pratica di Yin Yoga si può fare un grosso lavoro su se stessi, sul non giudizio, sul non attaccamento ai risultati, sul restari equanimi, sull'osservazione di se stessi (sensazioni del corpo, pensieri che abbiamo, stati emotivi...) cercando di restare nel momento presente senza fare nulla e percependo comunque la vita, l'energia, la vibrazione vitale sempre, in ogni istante.

Questo stile di yoga e proprio per tutti, per chi lavora con lo yoga dinamico, per chi ha problemi fisici e limitazioni motorie importanti o seri dolori, per chi vuole migliorare di molto la sua flessibilità, per chi vuole rilassarsi e per chi vuole osservarsi e imparare ad ascoltarsi.

Come sempre nello yoga, serve armarsi di pazienza e fiducia. Lo sviluppo dell'ascolto, del respiro e la pratica portano inevitalbilemente a cambiamenti e risultati evidenti e determinanti nella vita.

Qui di seguito la storia dello Yin Yoga e un articolo molto interessante, per comprendere le potenzialita di questa magnifica pratica.
La storia dello Yin Yoga:
Yin yoga è uno stile lento ritmo di yoga con posizioni, o asana, che si tengono per lunghi periodi di tempo, cinque minuti o più per ogni posa è tipico. Il suo insegnamento nel mondo occidentale, a partire dalla fine degli anni '70, è stata fondata da un esperto di arti marziali, un Taoista e  insegnante di yoga Paul Zink.
Lo stile Yin yoga viene ora insegnato in tutto il Nord America e in Europa, dovuto in gran parte alle attività didattiche di insegnanti di yoga Yin e gli sviluppatori Paul Grilley e Sarah Powers.
Yin yoga applica uno stress moderato ai tessuti connettivi del corpo, i tendini, fasce e legamenti, con l'obiettivo di aumentare la circolazione delle articolazioni e migliorare la flessibilità. Un approccio più meditativo allo yoga, yin mira a coltivare la consapevolezza del silenzio interiore, e portando alla luce una qualità di interconnessione universale.
Yin Yoga come insegnato da Paul Grilley e Sarah Powers non è inteso come una pratica completa in se stessa, ma piuttosto come un complemento a forme più attive di yoga ed esercizio fisico. Tuttavia, l'approccio di Paulie Zink comprende la serie completa di yoga taoista, sia yin e yang, ed è destinato a essere una pratica completa in se stessa.
Radici in India e Cina
La prassi delle posizioni yoga o asana per lunghi periodi di tempo è sempre stata una parte significativa della pratica yoga tradizionale, sia nella tradizione hatha yoga dell'India e nella tradizione yoga taoista della grande area della Cina. Alcuni parlano di Yin Yoga come la più antica forma di hatha yoga, dal momento che è un metodo efficace di condizionamento fisico per prolungare la seduta in meditazione, che era la principale preoccupazione degli antichi praticanti yoga. 
Pratiche yoga taoiste provenienti dalla Cina in stile yin nel sistema taoista di "Alchimia interno" praticate allo scopo di migliorare la salute e la longevità. Tecniche per stiramento di questo tipo sono state praticate per secoli in Cina e Taiwan come parte del taoista yoga, che era noto anche come Dao Yin. Preti taoisti insegnato pose di lunga durata, insieme a tecniche di respirazione, ai praticanti di Kung Fu a partire 2000 anni fa, per aiutarli a sviluppare appieno le loro abilità nelle arti marziali.
Inizi in Occidente
La pratica di eseguire una serie di posture di lunga tenuta ognuna è stata introdotta in Nord America alla fine del 1970 da Paulie Zink, un campione di arti marziali e insegnante di yoga taoista. Zink si è allenato per 10 anni, durante gli anni '70 , in lezioni private quotidiane con Cho Chat Ling, un maestro di Kung-Fu e di yoga taoista di Hong Kong specializzata in Tai Shing Pek KWAR, o scimmia Kung Fu. (In Kung Fu, i movimenti di animali sono strettamente studiati e emulato, ispirando molti dei movimenti insegnati in Kung Fu.) Alla fine del decennio, Zink entrato nei Long Beach International Karate Championships nel 1981, 1982 e 1983 e ha vinto Grande Campione nelle "forme di armi" categoria in tutte e tre anni, ed è stato anche Grand Champion nella categoria "mani vuote" in due di quegli anni. La rivista Black Belt lo ha nominato Kung Fu artista dell'anno nel 1989. Notato nella comunità di Kung Fu per la sua eccezionale flessibilità personale, Zink ha anche sottolineato l'importanza della flessibilità che inseriva nelle sue lezioni di arti marziali come metodo per sviluppare l'agilità, potenza e resistenza.
Alla fine degli anni '70, ha iniziato, separava dalle sue lezioni di arti marziali, per insegnare una sintesi di hatha yoga con una vasta gamma di discipline, dalla Yoga Taoista, così come posture, movimenti e le intuizioni che egli stesso aveva sviluppato. In seguito ha chiamato questa sintesi "Yin e Yang yoga," o spesso "Yin yoga" in breve.
Paulie Zink, ancor più del suo insegnante, era convinto dell'efficacia di tenere posizioni yoga per lunghi periodi di tempo, al fine di migliorare la flessibilità.
Nei suoi primi anni di insegnamento, molti degli studenti di Zink erano atleti di arti marziali che avevano sviluppato muscoli forti ma stretti, e ha insegnato loro solo il livello principiante yoga taoista, concentrandosi a lungo sullo yin yoga rappresenta  un modo per allieviate loro mancanza di flessibilità. Tuttavia, arrivarono più studenti e cominciò a insegnare livelli più avanzati. Ha spiegato che, al fine di sviluppare la massima flessibilità, lo studente deve ripristinare la propria natura primordiale, attraverso una serie di pratiche yoga taoista, come segue: asana yin - per lo più seduti o sdraiati posizioni; asana yang - più attivi, posture faticose; Entrambe le posture yoga yin e yang praticato con movimenti continui, regolari e circolari taoista flusso yoga, Chi Kung (o Qigong) - che coinvolge tecniche semplici e gentili di movimento e respirazione; e taoista alchemy- basato sulla teoria taoista dei cinque elementi utilizzati nella medicina cinese.  Taoista Alchemy è un metodo di incarnare le caratteristiche energetiche di vari animali e animando i cinque elementi alchemici che si ritiene siano contenute in campo energetico del corpo. I cinque trasformando energie della Terra, Metallo, Acqua, Legno, Fuoco e animano qualità distinte del corpo come la calma, la forza, la fluidità, elasticità e leggerezza, rispettivamente.
Paul Grilley e Sarah Powers 
Paul Grilley, un insegnante di yoga che in seguito divenne un importante sostenitore di Yin yoga, ha visto Paulie Zink su un talk show televisivo di accesso pubblico in California nel 1988, eseguendo una dimostrazione di pratiche yoga taoista che lui utilizzati nell'insegnamento delle arti marziali. Colpito sia la sua eccezionale flessibilità fisica e la sua dolce maniera contenuta, assente l'arroganza che aveva osservato in altre arti marziali, ha cercato Zink fuori e ha studiato con lui per circa un anno.
In precedenza, Grilley aveva formalmente studiato anatomia per due anni nel suo stato natale, Montana, dal dottor Garry Parker. Si è trasferito in California e ha continuato a studiare l'anatomia presso la UCLA. Lì, ha anche regolarmente insegnato hatha yoga per le forme diversi anni attivi tra cui Ashtanga e Bikram's - e gestito una sala yoga.  Nel 1989, ha incontrato Grilley Hiroshi Motoyama, uno studioso giapponese e yogi,  che ha avuto studiato la fisiologia della medicina tradizionale cinese e su scritto ampiamente.  Motoyama era particolarmente interessato nella fisiologia dei meridiani, o percorsi sottili e vasi, e il qi o energia sottile ipotizzato di fluire attraverso o vengono memorizzati in loro. Questi sono i due concetti fondamentali nella medicina cinese e l'agopuntura. Raccontò questi ai concetti paralleli delle vie nadi e chakra di yoga indiano, e il prana ha detto di essere trasportato al loro interno.
Grilley cominciò a insegnare a una fusione dello Yin pone che aveva imparato da Zink con la sua conoscenza di hatha yoga e anatomia, e gli insegnamenti di Motoyama.  Egli ha creato sequenze yin con finalità simili a quelle di un agopuntore. Insegnante e autore Ulrica Norberg Yin dice che Grilley, sulla base di questa fusione di conoscenza ", ha evoluto Yin Yoga ulteriormente." Bernie Clark, uno dei principali insegnanti di Yin Yoga e docente ha detto che la sintesi di Grilley di anatomia, yoga taoista, e la teoria dei meridiani "risuonato con molte persone che hanno riconosciuto i benefici della pratica e legati al modello: corpo / mente / anima".
Uno degli studenti di Grilley, Sarah Powers, anche un insegnante di yoga, ha cominciato ad insegnare yoga in stile Grilley. Ha incorporato la psicologia buddista nel suo insegnamento di Yin yoga e mettere ancora di più l'accento sulla mira i sistemi meridiani per la salute e l'illuminazione che ha fatto Grilley. Gran parte del suo libro, Insight Yoga, è dedicata alla spiegazione di Yin sequenze di yoga progettati per migliorare il flusso del qi come inteso nella medicina tradizionale cinese. Ha anche sottolineato un approccio consapevole e sistematico per la respirazione durante pratica yin.
Grilley in un primo momento ha chiamato yoga taoista, in ossequio al termine Paulie Zink aveva usato. Sarah Powers ha sottolineato che il yoga lei e Grilley insegnavano era diverso dalla pratica taoista viene insegnato da Zink. Ha suggerito il termine Yin yoga, per distinguerla dalle varie forme di yoga taoista viene insegnato. Lei e Grilley hanno adottato il nome "Yin e Yang Yoga"
In seguito, Paulie Zink anche cominciò a chiamare il suo insegnamento Yin yoga, anche se, come una forma breve per il suo termine preferito.
Sarah Powers, già un insegnante di yoga di fama che viaggiava ampiamente dando workshop di yoga, ora ha cominciato anche insegnare Yin yoga nei suoi tour. Quando i suoi studenti hanno chiesto ulteriori informazioni, si sarebbe fare riferimento a Paul Grilley, che ha iniziato a ricevere richieste di viaggiare e di offrire seminari. Paulie Zink continuò ad insegnare Yin yoga nel suo stile, in combinazione con altri elementi di yoga taoista. Powers e Grilley hanno iniziato ad offrire corsi di formazione per gli insegnanti Yin yoga, così come Paulie Zink. Nel corso dei prossimi 10 anni, l'Yin Yoga si sono resi disponibili in tutto il Nord America e in Europa, attraverso lezioni di yoga, e tramite DVD e libri.  Nel 2002, Grilley pubblicato il libro, Yin yoga: Una pratica tranquilla (e nel 2012 una edizione intitolata rivisti, principi Yin yoga e pratica). Nel 2006, Biff Mithoefer, uno studente di Grilley e poteri, pubblicò Il Kit yoga Yin, che comprendeva un volume dettagliata di istruzioni e un DVD. Nel 2008, Sarah Powers ha pubblicato il libro, Insight Yoga, che insegna sequenze Yin yoga e sequenze di yoga più attivi (o yang) a complemento della pratica Yin. Bernie Clark, anche uno studente di Grilley e Powers, ha iniziato il sito web , yinyoga.com, nel 2006 e pubblicato il suo libro, La guida completa per Yin yoga nel 2012. Sia Grilley e Powers hanno anche rilasciato DVD didattici su Yin yoga, come Paulie Zink.
Pratica

 In Yin yoga, pose sono detenute per una media di cinque minuti-molto più di pose sono generalmente tenuti in altre scuole di yoga, con l'obiettivo di migliorare la flessibilità e il ripristino di una gamma più completa di movimenti.

L'approccio di Paulie Zink Yin yoga consiste sia posture yin e yang, e incorpora anche il movimento tra posizioni come elemento yang. Al contrario, sedute di yoga Yin tenute da Paul Grilley e Sarah Powers sono costituiti da una serie di posture tenute solo in modo passivo che vanno ad interessare principalmente la parte inferiore del corpo-fianchi, bacino, cosce, più bassa della colonna vertebrale. Queste aree sono particolarmente ricche di tessuto connettivo. Per Grilley e Powers è meglio separare la pratica Yin dalla Yang.
Yin yoga impiega specifiche sequenze di pose volte a stimolare particolari meridiani o canali sottili, come inteso in Medicina Tradizionale Cinese (MTC) (detto di essere equivalente al nadi o shrotas in yoga indiano).
In linea con le sue radici in yoga taoista, Paulie Zink dice che Yin yoga ha uno scopo più profondo: "Aprire il cuore e richiamare il sé primordiale".
Sarah Powers dice uno degli obiettivi primari della pratica yin è la coltivazione di quiete interiore.

Infine qui una traduzione di un audio di Grilley, molto interessante, tradotto da Francesca Maniglio con la collaborazione di Daniela Carturan:

LA TEORIA DI YIN YOGA YIN E YANG PLASTICO VS ELASTICO
Ci sono così tante cose che possiamo considerare nel nostro corpo, ma per il tema della nostra discussione vogliamo considerare le qualità dei tessuti in modo specifico, in particolar modo vogliamo discutere sul fatto se siano plastici o elastici. Qualcosa di plastico, come per esempio il gesso, l'argilla, lo puoi modellare ma una volta modellato rimane così come l'hai fatto. Qualcosa di elastico, lo tiri, e quando lo lasci andare esso ritorna al suo stato iniziale. Per cui di solito più un tessuto è plastico, meno è elastico proprio per definizione. Quindi un materiale plastico è yin, rimane così come è; mentre yang sono le cose che cambiano. Nel nostro contesto ci interessa capire cosa è yin e cosa è yang, per cui nel nostro contesto yin è plastico e yang è elastico. Quando andiamo ad estendere qualcosa dobbiamo capire se è plastico o elastico: ci dobbiamo chiedere se plastico o elastico la qualità del tessuto che andiamo ad estendere. Nello yoga siamo interessati a capire perché non riusciamo a muoverci, perché quella persona affianco a noi riesce a fare una posizione e noi no, siamo di solito interessati al perché non possiamo eseguire una posizione. Per cui di nuovo, per quello che è il nostro contesto di discussione, se una persona non può fare una posizione sarà per una di queste 2 ragioni:
- l'articolazione è in uno stato di tensione
- l'articolazione è in uno stato di compressione.
In qualsiasi forma di yoga questa è la più importante discriminante da considerare. Quando stai
cercando di capire cosa sta succedendo nel tuo corpo o nel corpo di qualcun altro. Posso io o
un'altra persona piegare o no il ginocchio se l'articolazione è in uno stato di compressione o di
tensione, o la schiena. La più importante distinzione da fare. Perché quello che andremo a fare è
molto diverso se siamo in uno stato di tensione o di compressione
I TRE TESSUTI DELL'ARTICOLAZIONE osseo, muscolare, connettivo
Elaboriamo questa idea: “è un tessuto plastico o elastico?”. Ci sono milioni di tessuti nel nostro corpo.
Noi cerchiamo di semplificarlo e li divideremo in tre. In una articolazione ci sono 3 tessuti da
considerare: l'osso (che forma l'articolazione), il muscolo (e questo di solito per noi include il
tendine del muscolo), e tra i due il tessuto connettivo. Il più elastico di questi 3 è il muscolo-
tendine: distendi un muscolo e poi ritorna come era prima. Il più inelastico o il più plastico è l'osso.
Tra i due estremi c'è il tessuto connettivo. Ci sono altri tessuti, ma questi sono i tre
più importanti per capire cosa possiamo sentire e manipolare direttamente a nostro benificio o a
nostro detrimento. Adesso li raggrupperemo da 3 a 2. Per cui la suddivisione sarà: osso e tessuto connettivo come plastico, come yin, e muscolo come elastico e yang. Quando diciamo “allunga l'osso” non intendiamo letteralmente di allungare l'osso ma intendiamo “allunga l'articolazione”, ma la sensazione è proprio quella di allungare l'osso. Per cui quando diciamo “allunga”, abbiamo già
eliminato l'osso perché le ossa non si allungano. Un microbiologo ci dirà che comuque di un frammento infinitesimale di millimetro le ossa si allungano, ma non è importante questo per noi. Per la nostra discussione, le ossa non si allungano. Ciò ci lascia con questi due tessuti: il muscolare e tessuto connettivo.
Il tessuto connettivo che unisce le ossa è yin e muscoli e tendini sono yang. Per cui non stiamo parlando di allungare l'osso, ma il tessuto connettivo o il muscolo e tendine. Nella nostra divisione siamo arrivati a parlare solo di questi due, più fondamentali. Quando in una classe dico “allunga l'osso” sto intendendo “allunga il tessuto connettivo”: porta la tua attenzione al tessuto connettivo piuttosto che al muscolo e nei tendini. Perché fare questa distinzione? Prima ho parlato della più importante distinzione da fare: tensione, compressione.
Quando analizziamo le sensazioni del nostro corpo o cerchiamo di capire perché un nostro studente fa fatica in una asana, la più importante distinzione da capire è se è tensione o compressione. Compressione: due cose che vengono insieme, costruendo pressione tra di loro. Tensione: due cose tirate via l'una dall'altra. Ogni cosa nell'universo è un'equilibrio tra tensione e compressione. Le tende appese sono sotto tensione, le cose al soffitto sono sotto il peso (compressione). Alcune parti del nostro corpo sono sotto compressione (quasi sempre le ossa) altre parti del nostro corpo sono sotto tensione (legamenti, tendini, muscoli).
La cosa importante da ricordarsi quando parliamo di compressione: se abbiamo visto che non
possiamo fare una torsione del ginocchio o un piegamento della schiena o del collo per via della
compressione, non c'è niente che lo yoga possa fare per migliorare questa cosa in termini di gamma
di movimenti. La compressione va bene per le nostre ossa in modo moderato, ma comunque se il problema è la compressione non c'è nulla che posso fare. Ci rimane la tensione. Sono troppo teso, letteralmente: i muscoli sono troppo tesi, i tendini lo sono, io sono troppo teso. Da questo momento in poi nella nostra lezione parleremo di tensione: perché se è compressione non c'è nulla che possiamo fare con lo yoga.
Parleremo di due tipi di tensione. Come gamma di movimento la compressione viene esclusa dalla
nostra conversazione. Ci sono due tipi di tensione che possiamo percepire nel nostro corpo e potrebbe essere che succedono simultaneamente. È una tensione dovuta al tessuto connettivo che è teso, o è una tensione dovuta al muscolo o a i suoi tendini. Potrebbe essere che entrambe le condizioni siano in atto, ma per rendere la lezione più chiara assumeremo che sia l'una o l'altra. Nella vita reale le sensazioni potrebbero sovrapporsi. Per cui che tipo di tensione è? È una tensione yin (dei legamenti, della fascia profonda) o yang (muscolare e dei tendini)? Perché preoccuparsi di fare questa distinzione?
Perché se è sul tessuto yin che stiamo cercando di avere effetto, stiamo per definizione facendo yin
yoga: la fascia e i legamenti. La maniera di lavorare i legamenti e la fascia profonda è attraverso
l'immobilità e le lunghe tenute. Mentre la maniera yang è attraverso il movimento e le ripetizioni.
Per cui a seconda di quello che la nostra analisi ci porterà a fare, il beneficio che speriamo di portare
sarà molto diverso se lavoreremo in stasi con lunghe trazioni piuttosto che con movimenti ritmici,
con trazioni muscolare ripetute. Potrebbe essere rischioso fare l'opposto. Per rendere questo più
chiaro, faremo degli esempi concreti. Iniziamo con lo yang, perché siamo più abituati a un
movimento che ci fa sudare e muovere. Il classico esempio di questo tipio di movimento è andare in
palestra: sudare, avere il fiatone, muovere il muscolo in maniera ripetitiva. Vai in palestra, sollevi
un peso, abbassi il peso. Se lo fai solo una volta non finirai mai sulle copertine di una rivista, per
cui il movimento da solo non è abbastanza, deve esserci sufficiente ripetizione. Dunque, movimento
e ripetizione. O ritmo e ripetizione. Questa è una cartteristica dello yang, che sia correre, nuotare,
inspirare espirare, o il battito cardiaco. È sempre ritmo e ripetizione. Se solleviamo il braccio e lo
lasciamo su senza più muoverlo, creeremo un infortunio al braccio portandolo in uno stato che
sentiamo in modo minimale quando ci viene un crampo. Un altro buon esempio che si può fare per
esercitare in modo yang i muscoli della schiena è mettere una sbarra sulla schiena con tanto peso e
piegarsi sulle ginocchia e rimango lì cinque minuti. Probabilmente non potrei più usare la schiena e
piegare le ginocchia di nuovo, perché le articolazioni sono sotto troppo stress. Più qualcosa è yang,
più il movimento deve essere corto e rapido. In “Dallas” dicono “un temporale dura poco, una
pioggia leggera può durare tutto il giorno”. Più una cosa è yang, meno dura, per definizione. Per cui
sicuramente si può fare un movimento lento sollevando un peso ma non quando è un peso notevole.
Per cui ricordatevi cosa ho detto prima: non esercitate un tessuto yang in una maniera yin!!
Questa è un'affermazione forte. Questo dovebbe farvi dire “non può essere sempe vero”, perché è
una affermazione forte, e infatti si può trovare un'eccezione. E comunque se vogliamo esercitare un
muscolo, questa è la maniera in cui farlo: movimento e ripetizione. Non farai questo se quello che
stai cercando di fare è avere un effetto su una articolazione. Se cerchi di avere effetto su una
articolazione e lo fai con movimento e ripetizione, c'è una grande possibilità che 1) non avrai alcun
effetto o il cambiamento che vorresti, 2) nella peggiore delle ipotesi avrai un infortunio alla
articolazione. Quindi: una lenta trazione gentile quando voglio avere un effetto su una articolazione,
o un movimento vigoroso, forte e ripetuto quando sto focalizzandomi sul tessuto muscolare.
Potrebbe non essere al sicuro quando facciamo il contrario. Puoi certo fare il contrario un certo
numero di volte.. prima di farti male! L'idea classica è che lavorare l'articolazione è rischioso, che
non bisognerebbe mai esercitare le articolazioni.
ESERCITARE IL TESSUTO YIN (connettivo) Se andiamo con la definizione yin e yang, i miei denti sono yin perché sono osso ancorato all'osso [mostra i denti], i miei muscoli sono yang perché è principalente movimento fluido [muove il braccio]. Se iniziamo a fare un esercizio di muovere un dente avanti e indietro per dieci volte, e lo facciamo tutti i giorni per un mese, piano piano i denti cadranno una dopo l'altro. Per cui poi si direbbe “esercitare i denti non va bene, esercitare i denti è rischioso”. Arriva poi un giorno un pazzo e dice “sapete cosa? Voglio esercitare i denti. Ecco il mio piano: metterò degli elastici nei denti, con una tensione molto gentile per giorni, per settimane”. Per cui in modo gentile, con tensione e per molto tempo è sostanzialmente diverso dal ritmo e ripetizione. Non c'è una maniera terapeutica di esercitare i denti in maniera yang. Esercitare i denti con dei tutori per molto tempo con una sollecitazione molto lieve, è molto diverso. Se i tutori sono troppo forti, diventano insopportabili, per cui ci vuole una sollecitazione molto leggera. E perché efficace? Perché è protratta a lungo. E se hai fretta e dici “non voglio tenere i tutori per tre mesi, stringiamo di più” stai portando un atteggiamento yang in un esercizio yin ..e non funzionerà. Potresti infortunare i tuoi denti. “Più veloce è meglio” è un atteggiamento yang. Ci vuole un certo tempo per le ossa della bocca per cambiare. Possiamo cercare di lavorare in modo più efficace possibile ma comunque dobbiamo aspettare che i denti e la mandibola ci rispondano. Ora sappiamo che l'ortodonzia funziona. Tutti lo sanno, e quello è esercitare i denti. Semplicemente noi non pensiamo a questo come a un esercizio, pensiamo a questo come a una “trazione teraputica”. Questo è interamente yin - il principio è una sollecitazione modesta tenuta per un periodo lungo. Cercare di cambiare i denti è molto più difficile che lavorare il tessuto connettivo delle articolazioni, ma il principio dell'apparecchio è lo stesso. Ci sono studi che dimostrano che se sei troppo aggressivo con le tue articolazioni prima o poi avrai un infortunio. Fare qualcosa in modo cauto significa in ultima analisi farlo con la minima sollecitazione per le articolazioni. Per cui la questione è: come muoversi senza sforzare le articolazioni. Poi arriva uno come me che vi dice “vogliamo sforzare l'articolazione” - lo yin yoga vuole fare questo, proprio quello che nella credenza comune è pericoloso – stressare l'articolazione.
Questo è il massimo della contraddizione a cui si può arrivare: nel linguaggio comune si dice “fallo
così, per evitare di stressare l'articolazione”, in yin yoga diciamo “muoviti in questo modo per
stressare l'articolazione”.
LA TEORIA DELL'ESERCIZIO
Quale folle potrebbe sostenere di voler solleciare l'articolazione? Questo ci riporta a una teoria, alla
teoria del sacrificio. Esempio: il mio obbiettivo è quello di diventare più forte, accrescere la mia
massa muscolare, per cui vado in palestra, prendo i pesi e inizio a muovermi in maniera ripetitiva e
quando lascio la palestra sarò più debole di quando sono arrivato. Non è strano? Se sto spendendo i
miei soldi per diventare più forte e poi esco dalla palestra più debole? Poi sei nello spogliatoio e
senti due ragazzi parlare “uau che lavoraccio, posso a malapena allacciarmi le scarpe”. E questo è
normale perché tutti sappiamo o almeno speriamo che il muscolo è più debole provvisoriamente e
sappiamo o almeno speriamo che dopo un po' di tempo il muscolo sarà ricostruito, riparato,
migliorato. Ce lo aspettiamo, questo è il motivo per cui solleviamo il peso. Questo è il motivo per
cui siamo felici quando dopo averlo fatto non riusciamo ad allacciarci le scarpe. Nessuno ad oggi ha
capito perché affinché un muscolo diventi più forte e migliorato bisogna prima stancarlo. Il tessuto
vivente ha il Chi, la caratteristica di adattarsi allo stress. La stessa teoria dell'evoluzione si basa su
questo principio. Adattarsi alle sollecitazioni è quello che succede a tutto ciò che vive. Se durante
l'estate ci togliamo le scarpe e iniziamo a caminare a piedi nudi, ci verranno le bolle ai piedi ma
piano piano il piede si rafforzerà, per cui l'opposto succede: prima le piaghe, prima diventano più
deboli, e poi si rafforzano. Ciò non succede con gli oggetti inanimati. Se potessero fare la stessa
cosa con i pneumatici.. ma non è possibile, perché i pneumatici esplodono. Gli oggetti inanimati
non si adattano alle sollecitazioni. Ci potrebbero essere tante definizioni su ciò che vive e ciò che
non vive, questa è una interessante. Gli oggetti inanimati non si adattano, semplicemente si
consumano. Se un elastico lo tiro, lo tiro, lo tiro, prima o poi si assottiglia e si spezza; ma se quello
è un tessuto vivente (un muscolo, un tendine, una fibra vivente) e lo gratti un pochettino, diventa
più forte. Se si strappa un legamentro crociato (nell'articolazione del ginocchio), sapete qual è uno degli interventi chirurgici di recente pratica? Vanno dentro e in maniera molto lieve graffiano quella
superficie strappata. Non è una idea veramente bizzarra?! Quel legamento è già parzialmente
strappato e vanno dentro a raschiare la superficie.. cosa stai facendo? Loro sanno, come potete
immaginare, che per qualche misterioso motivo quando raschi la superficie in quel modo il corpo
inizia a ricostruirsi: cercano di stimolare la reazione corporea a ricostruire il legamento nella sua
interezza. Perché il corpo non lo fa da solo e c'è bisogno di una sollecitazione esterna? Non si è
ancora capito. Perché i muscoli diventano più forti dopo che li rendiamo esausti? Nessuno lo sa. Ci
aspettiamo, basandoci sull'esperienza, che queste cose accadono ma una spiegazione ultima non
l'abbiamo. Gli yogi la spiegano con il prana: perché si stimola il prana (o Chi), questa energia vitale,
e che questa forza vitale è la responsabile del rinforzo del nostro corpo. I tessuti viventi si adattano
alle sollecitazioni e questo li rende unici. Se mandi un astronauta nello spazio e lo riporti giù dopo
qualche mese, avrà perso il 15-20% della densità del suo corpo. Perché? É perché è in un ambiente
senza peso. Per cui in questo lasso di tempo una densità di ossa e muscoli è persa, perché non ne hai
bisogno per muoveri in uno spazio senza peso. C'è molta fantascienza sul tema “che aspetto
avrebbero i nostri corpi se per molte generazioni i nostri corpi vivessero nello spazio”. Parlo di
questo perché se le nostre ossa non fossero esercitate e stressate in un modo positivo,
degenererebbero. È una premessa molto semplice, tutti la capiamo: usalo, o lo perdi. Anche le ossa
del corpo.
PERCHÉ ESERCITARE LE ARTICOLAZIONI
I tessuti connettivi delle articolazioni rispondono agli stessi principi e le stesse leggi dei muscoli. Se
non eserciti una articolazione, si atrofizzerà. Se la solleciti troppo la infortunerai, ma se non la
solleciti affatto si atrofizzerà; e se la solleciterai nei limiti, si adatterà e il tessuto migliorerà. È vero
per tutti i tessuti del corpo, incluso il tessuto connettivo. C'è una antica credenza che i legamenti, quel tessuto connettivo che collega le ossa, sono inanimati e se li solleciti non si muoveranno perché non si allungano e che se invece avrai successo e riuscirai ad allungarli li danneggerai. Adesso la tua articolazione è instabile e prima o poi avrai l'artrite perchè le tue ossa sono instabili. Questa teoria cade nel momento stesso in cui dici che i legamenti sono inerti. I legamenti si allungano e si contraggono tutti i giorni. Quando un legamento si contrae si dice “contrattura”,  questo scenario avviene in maniera più evidente quando c'è una immobilizzazione, quando per esempio è immobilizzato perché viene ingessato, in un gesso o in un collare. Quando una articolazione viene terapeuticamente immobilizzata per un buon motivo, perché c'è qualcosa che non va, sia quel che sia la ragione per cui una articolazione viene immobilizzata, ciò che succede è contrazione il tessuto degenera! Diventa meno forte, meno elastico, le fibre e i legamenti che sono curvi iniziano a sovrapporsi l'uno all'altro, diventa un tessuto meno elastico. Per cui quando una aricolazione è immobilizzata, quando un legamento è immobilizzato, tutto quello che lo riguarda degenera, come l'astronauta nello spazio. Tutto degenera dell'articolazione: la cartilagine, la circolazione, i legamenti, i muscoli ovviamente. Se avete avuto una gamba ingessata avrete visto con che velocità il muscolo degenera. E processi come la contrattura che sono molto meno evidenti a questo punto iniziano ad avere il sopravvento e diventare molto più aggressivi. Un classico esempio di questo è la “sindrome della spalla congelata”. La nonna inciampa, cade, mette la mano, si fa male al polso, il polso viene fasciato, dopo sei settimane si leva la fasciatura e adesso non riesce più a muovere la spalla, la spalla che non aveva mai infortunato! Che però ha riposato a causa della fascia per sei settimane. Il problema più difficile non è il polso, ma la spalla. Cosa è successo? Quello che è successo è la contrattura, un processo che è stato continuato nel tempo. Per cui la contrattura della spalla nel tempo ha avuto il sopravvento. Per cui una contrattura in uno stato di immobilizzazione, degenera. Gli aspetti deleteri della immobilizzazione sono migiaia. Quindi cosa fanno con gli atleti da un milione di dollari quando succede che devono essere immobilizzati? Continuano a farli muovere. Lo metteranno in una macchina che non farà manco mezzo errore, ma farà muovere dal primo giorno il loro atleta e per portare questo principio ancora più oltre, che cos'è la reputazione di un fisioterapista. C'è qualcuno a cui piace il suo fisioterapista? A nessuno! Perché al fisioterapista non importa quanto fa male, vuole solo farti muovere. Perché sono così sadici? Perché sanno che l'immobilizzazione è peggio dell'originario infortunio. L'immobilizzazione potrebbe avere effetti ancora peggiori della frattura se non viene accuratamente approcciata. Se l'intervento di fisioterapia non interviene a stretto giro e in modo accurato, non saranno mai più come prima.
Questo è un grandissimo cambiamento nella medicina delle ultime decadi. Prima si diceva “ti sei
rotto la gamba? Riposa. Sei caduto da cavallo? Riposa”, e ciò peggiorava la condizione. Per cui,
l'immobilizzazione è un grosso problema perché tutti i tessuti degenerano. Tutti, inclusi i legamenti.
Quindi se questi non sono sollecitati nel tempo con il movimento, degenerano. Se sono sollecitati
attraverso il peso o la pratica dello yoga, si rigenerano.. Questa è semplicemente una regola della
vita! E non si ferma alle articolazioni: è vero per i muscoli, è vero per le articolazioni. Per cui tutti
questi tessuti possono migliorare o peggiorare con il corretto esercizio. Sollecitare un legamento,
regolarmente e senza esagerare, è sensato e terapeutico tanto quanto andare in palestra e sollecitare
il muscolo, e permette al corpo di stare in salute. Se non lo solleciti degenera. Perché è così non lo
sappiamo, ma è così. E se lo solleciti troppo, lo deteriori. La vita stessa è lì in mezzo tra yin e yang.
È quella via di mezzo tra sollecitarlo troppo e non sollecitarlo affatto.
LE DUE CARATTERISTICHE DELLO YIN YOGA
Ritornando allo yin, che è esercitare un muscolo per molto tempo tenendolo rilassato.... è un
pensiero bizzarro, non dovremmo continuamente fletterlo? Non è questo l'esercizio? Ma quando
veniamo alla definizione che quel tipo di movimento è un movimento yang, in yin yoga i muscoli
dovrebbero essere rilassati e bisognerebbe tenere per un lungo tempo. Tutto quello discusso fin'ora è
per arrivarre a queste due idee. Tenere il muscolo rilassato, come puoi pensare di chiamarlo
esercizio fisico se i muscoli sono rilassati?? E forse dovremmo chiamarlo qualcos'altro. Io ho scelto
di chiamarlo “forma di esercizio yin”. Il tipico disegno di una articolazione può essere questo
[disegna le parti osse di una articolazione di un dito]. Cosa c'è attorno ad ogni articolazione del
corpo? Strati di legamenti tutto intorno all'articolazione. E all'interno di quella articolazione, liquido
sinoviale. E cosa c'è in cima all'articolazione? [disegna una inserzione da una parte e dall'altra
dell'osso] Tendini del muscolo verso il braccio. Questo è il tendine del muscolo letteralmente
superficiale o yang all'articolazione stessa. Se il nostro obbiettivo è di sollecitare quello strato di
legamenti (quella capsula dell'articolazione) il tendine sopra l'articolazione deve essere rilassato.
Tendine e muscolo in questo caso sono sinonimi: quello che fa un muscolo tirato è di avvicinare le
ossa, per cui se questo tendine fosse un filo e lo tirassimo, tirerebbe vicine queste ossa del dito.
Quindi lo strato dei legamenti si allenterebbe e lo potete sentire se prendete il dito e lo tirate, col
muscolo rilassato, e mettete un altro dito in mezzo sentite come si allenta. State sollecitando la
capsula dell'articolazione, state sollecitando il legamento del dito. Quando facciamo l'opposto e
utilizziamo il muscolo della mano [mette in tensione tutta la mando], si avvicinano le ossa e quindi
il legamento si distende. Ma se poi provi col muscolo attivo a tirare il dito, non ci riesci. Se tendi i
muscoli e tiri.. non stai facendo niente all'articolazione, niente. Che sia la tua schiena, il tuo collo, il
tuo braccio, se il muscolo è in tensione la capsula dell'articolazione non verrà esercitata. Questo
vale anche per la schiena, poniamo il caso della schiena. Se ci pieghiamo in avanti con i muscoli
rilassati stiamo sollecitando le articolazioni della schiena (le vertebre). La domanda è: è cosa buona
e giusta o no? Quando si dice costantemente “non sollecitare le articolazioni mentre ti pieghi in
avanti”, l'assunzione implicita è che sollecitare l'articolazione fa male, è sbagliato. Ma la
precisazione che bisogna fare è se la sollecitazione che andiamo ad applicare è una sollecitazione
yin oppure yang. È un piegamento in avanti breve, esplosivo, potente e grande, tirando su un peso
con la schiena, o è molto modesta, molto gentile, portando il peso sulle dita che è una lieve
sollecitazione sulle articolazioni della schiena senza rimbalzi. [Fa vedere i due movimenti:
sollevamento pesi e uttanasana yin style] Questa è un enorme differenza. Movimenti yang
potrebbero gravemente nuocere alle articolazioni delle ginocchia e della schiena. “Yin” non è “per
fighette”, è solo un diverso obiettivo. Sono sostanzialmente diversi. Esempio: i giocatori di basket e
la cameriera. I primi tante volte battono i piedi fortemente al suolo senza incorrere in piedi piatti e
infortuni ai legamenti perché sono movimenti rapidi e muscolari, mentre la cameriera stando in
piedi anche se con un peso minore la per lungo tempo danneggia la sua postura. Se stai cercando di riabilitare le articolazioni sacrali o iliache, quella è una buona cosa: una sollecitazione lieve per un
periodo prolungato. Prolungato quanto? Cinque minuiti, dieci minuti? Dipende. Ci sono macchine
di ultima generazione che tirano in direzioni opposte parti del corpo con pause di 30-40 secondi per
un lasso di tempo ogni giorno, proprio come fa lo yin yoga. Legare qualcuno a un tavolo mentre è a
riposo, passivo, e separare la colonna vertebrale.. queste sono persone che stanno soffrendo e a
rischio di interventi chirurgici, perché fanno loro questo? Perché lunghe sollecitazioni terapeutiche
sono benefiche per i legamenti. Normalmente i candidati a un intervento chirurgico hanno
legamenti contratti e accorciati, aggressivamente contratti e cerchiamo di sollecitarli a riportare del
movimento. Un lento, lieve movimento non ha nulla a che vedere con un movimento forte e
ripetitivo. L'uno accorcerà i legamenti [fa vedere come camminano i contadini che guidano il
trattore]: modi ripetitivi e aggressivi contraggono i legamenti per proteggere le articolazioni. Il
corpo si difende così. Non avrebbe senso mettere un paziente su una di queste panche terapeutiche
con il muscolo in trazione. Bisogna che la schiena sia rilassata muscolarmente affinché la macchina
possa allungarti la schiena. Per cui in una pratica yoga non c'è nulla di male a fare torsioni,
allungamenti, archi alla schiena, con i muscoli attivi così come l'esatto opposto. Per cui sollecitare
l'articolazione fa male o bene? Dipende: prendere una botta su un pullman e tenere una posizione
yoga per quattro minuti sono due sollecitazioni diverse. L'eccesso è possibile sia nella pratica più yin che nella pratica più yang. Ogni tessuto del corpo necessita di sollecitazioni persistenti e costanti al fine di mantenersi in salute. E se solleciteremo le capsule delle articolazioni, i muscoli devono essere rilassati così che le articolazioni possano avere la sollecitazione. Per cui nello yoga una stessa posizione con il muscolo attivo è yang e col muscolo rilassato è yin. Stessa posizione. Una è focalizzata sul muscolo proteggendo l'articolazione, l'altra e col muscolo rilassato per
intenzionalemnte sollecitare l'articolazione. Una non è superiore all'altra, sono semplicemente due
tessuti diversi. Otto strati di legamenti tengono su la nostra colonna vertebrale.
QUATTRO RAGIONI PER CUI SOLLECITARE LE ARTICOLAZIONI
1) Per evitare la degenerazione che deriva da una lunga immobilità (i due fattori vanno mano
nella mano: se un tessuto è in uno stato di immobilizzazione per un periodo di tempo
rilevante, degenererà)
2) per lavorare contro la contrattura che avviene per tutto il tempo
3) Per ostacolare la fissità delle articolazioni che avviene in continuazione,
4) per stimolare la produzione dell'acido ialuronico (HA)
Nessuna di queste quattro ragioni ha a che fare con il contorsionismo. Se si analizzano i movimenti
della maggior parte delle persone nel mondo occidentale, la parte bassa della loro colonna
vertebrale è in uno stato di costante immobilizzazione, dalla nascita alla morte. Seduti alla
scrivania, che è quattro volte più compressivo per la colonna che stare in piedi, stare seduto in
macchina, stare seduto in poltrona, stare seduto così e poi sdraiarmi nel letto, dove si usano le
articolazioni in una giornata tipo del vivere moderno? Non succede. L'80% del mondo occidentale
soffre di cronico o severo mal di schiena a un certo punto della vita. L'ottanta per cento! Un neo-
zelandese, Victor Barker, ha studiato questo problema ed ha avuto successo nel riuscire a rigenerare
le problematiche della schiena. Ha tratto ispirazione dal fatto che dopo la seconda guerra mondiale
fece il tour di tutta l'Asia prima ditornare a casa e notò che le persone nei “paesi poveri” lavoravano
così [mostra uttanasana... tipo coltivazioni di riso] per 8 ore al giorno. Prendono l'elefantiasi per
essere in acque cattive ma non soffrono di mal di schiena. Per centinaia di anni gli era stato spiegato
che stare “in squat” [fa vedere lo squat: accovacciato] non faceva bene. Il neo-zelandese si
specializzò in pazienti geriatrici. Ha scritto un libro, “Posture make perfect (The Missing Link in
Health and Fitness)”. L'esercizio che faceva fare piegarsi in avanti sulle gambe irrigidite, fare come
di afferrare qualcosa, e tirarsi su. L'articolazione, come qualsiasi altra cosa, se non la usi degenera e
nei tempi moderni la maggior parte delle persone non usa la parte bassa della schiena così come
dovrebbe. Per cui dopo una giornata dove non facciamo che sederci su una sedia ed alzarsi da essa,
sederci e alzarci, sederci e alzarci [si alza e si siede ripetutamente], ci viene insegnato di andare in
palestra ed attivare i muscoli della schiena. E quando si piega in avanti non sta attivando le articolazioni della schiena. Ora, non fraintendetemi: questa [discesa in uttanasana con muscoli
attivi] va bene, è importante imparare a rafforzare i muscoli della schiena e bisogna imparare a
farlo, ma sostenere che fare questo [muscoli non attivati nel piegamento in avanti] è sbagliato, è una
idea errata. Le articolazioni hanno bisogno di essere sollecitate! È come se il dentista ci dice di
passare il filo interdentale, e lo facciamo e le gengive sanguinano ,e smettiamo di farlo per questo
è la stessa cosa. Le tue gengive sanguinano perché stanno degenerando e non reagiscono alla
sollecitazione del passaggio del filo. Se iniziano a muovere la schiena e fa loro male e per questo
smettono.. non capiscono! Lo capisco questo: sei lì fuori, inizi a far qualcosa per il tuo mal di
schiena ma la schiena ti fa male, non sai che sta succedendo.. è comprensibile. Questo è il motivo
per cui sto facendo questa elaborata presentazione. Se, con tutte le precauzioni del caso, in un
ambiente sicuro, inizi a praticare uno yoga attento e protetto, in modo maturo e sano, paziente,
questo rigenererà la tua schiena. Non la danneggerà, la rigenererà. Degenerazione e contrattura,
bisogna lottare contro queste due. Per quanto concerne la fissità delle articolazioni, essa è correlata
alla prime due. Perché dovrebbe esserci un suono prodotto quando le ossa vengono separate? Si
chiama fissità delle articolazioni. Quando prendi un bicchiere di vetro in una calda giornata d'estate,
con ghiaccio e acqua dentro, e lo appoggi su una superficie liscia come un sottobicchiere, e l'acqua
scende giù e poi lo tiri su, anche il sottobicchiere si solleva: si è formato un sigillo tra bicchiere e
sottobicchiere e ora è incastrato e fa “slock” quando li separi. Si chiama de-fissaggio. Le condizioni
del fissaggio sono: superfici liscie, con un pochino di fluido tra di esse, tenute in uno spazio
esiguo... queste sono le caratteristiche di ogni singola articolazione del nostro corpo!!! In particolare
le sfaccettatura della spina dorsale, in particolare le articolazioni ileo-sacrali [si tocca la parte bassa
della spina]. Non solo è come appoggiare un bicchiere: è come se stessi schiacciando il bicchiere.
C'è una pressione diretta, in questa parte della spina. Quando stai su dritto, tutta la pressione è sulla
parte ilio-sacrale della schiena ed è la spina lombare. Il fissaggio avviene per tutto il tempo e in
certe persone, a un certo momento, nella parte bassa della schiena in qualche punto, da un lato o
dall'altro, avviene questo fissaggio in modo permanente, perché i legamenti sono così tesi da non
permettere più di allungarsi. È come se non ci fossero più legamenti nella parte bassa della schiena.
Se guardate una foto della parte bassa nella schiena, questa parte è piena di legamenti. E indovinate
un po' dove quasi tutti hanno problemi!? Nella parte bassa della schiena. Se volete creare una
reputazione misteriosa su di voi, andate a una festa e qualcuno dirà “ah, la mia schiena, che male” e
voi direte “L5, S1?” e vi guarderanno e diranno “ooh.. come fai a saperlo?” perché è dove a tutti fa
male! Perché è una porzione cronicamente degenerata del nostro corpo. Non è un mistero. Avrete
ragione il 99,9% delle volte. E questo è il motivo per cui le persione anziane camminano così
[cammina curvo in avanti]: perché non riescono più a spingere le pelvi in avanti. Non è la parte alta
della schiena il problema, quello è un problema diverso. Potrebbero ritornare alla posizione corretta
se semplicemente potessero portare le pelvi in avanti. L'ilio-sacrale è totalmente fissato, L4 ed L5
probabilmente fuse insieme, non hanno neanche più un'articolazione lì. Se è fissato non ha più una
articolazione: non si può muovere per definizione. E quando si è più anziano, provare a sollecitare
un legamento è molto più difficile e i legamenti sono attaccati così fortemente da non riuscire a
staccare il bicchiere dal sottobicchiere. Per cui cosa facciamo nella nostra pratica di yoga in un
periodo di tempo? Quello che inizi a notare quando pratichi yoga dopo un po' è che inizi a fare
“crick” e “crock”, perché quello che stai facendo nella pratica yoga è che stai aiutando queste
articolazioni a muoversi di nuovo, perché se inizi a muoverti piano piano nei legamenti il fissaggio
verrà meno. Rompi il fissaggio. Ecco perché quando qualcuno ti sale sulla schiena e ce la scrocchia
dici “aaaah che bello”. Perché dovrebbe essere una bella sensazione? Perché immediatamente è una
bella sensazione (“aah, grazie, è stato così bello”), perché fa così bene nell'immediato essere
scrocchiati? Per via della quarta ragione: l'acido ialuronico (HA). L'HA è prodotto nel tessuto
connettivo del corpo. È l'elemento costituente del liquido sinoviale del corpo. L'HA è una molecola
a spirale [disegna la spirale] nel corpo e può tirare da 1000 fino a 6000 volte (a seconda da che libro
leggete) il peso dell'acqua verso di sé. Per cui, attira l'acqua verso di sé. Stimolare il tessuto connettivo stimola la produzione di HA. Con l'invecchiamento, la produzione di HA rallenta. Invecchiando, siamo lasciati con molte fibre e poche cellule di HA. Quando siamo giovani, abbiamo tante cellule nelle fibre, questo è il motivo per cui siamo così sciolti ed è il motivo per cui guariamo così velocemente da un infortunio o è più difficile che ci facciamo male. Quando invecchiamo e la popolazione delle cellule di HA piano piano viene a morire e non c'è più così tanto HA, letteralmente ti vai asciugando e sei meno elastico. La maggiore quantità di HA è nel bulbo oculare, e poi nel liquido sinoviale delle articolazioni. Perché questo è così importante?
Questa piccola cosa qui è la parte più importante di questa lezione.
Di queste 4 ragioni sul perché esercitare le articolazioni, chi se ne importa di questa cosa
bio-meccanica che succede nel tessuto connettivo del mio corpo, chi se ne importa? ...
LA TEORIA MODERNA DEI MERIDIANI
Il mio maestro Motoyama e anche Oshman e un certo Birch, hanno messo insieme quella che viene
chiamata la teoria moderna dei meridiani, la cui tesi è: i meridiani esistono come fasi piene di acqua
nel tessuto connettivo del corpo. Questo è ciò che sono fisicamente. Una arteria o una vena, un
nervo o un osso hanno una membrana a forma di tubo ed è facile da trovare: “ecco, c'è un tubo lì,
dev'esserci qualcosa dentro: un'arteria, una vena, un nervo, ..”. Per i meridiani, non troverai una
membrana con tubo dentro, non lo trovi. Troverai piccoli granelli di molecole a spirale di HA. In un
cadavere dovresti guardare molto attentamente per trovarne, perché cosa succede quando un corpo
muore? In un cadavere non lo troveresti nemmeno perché ci sono pezzettini di HA ovunque qui e lì,
ce n'è un sacco ma dovresti proprio specificatamente cercarli per riconoscerli. Quando si muore
quello che succede è che tutti i liquidi si dissipano (dissociano) dai tessuti. Tutti i fluidi si
dissociano e si va in rigor mortis. Non trovi un segmento ricco d'acqua di tessuto connettivo in un
cadavere. Ma se guardi con molta attenzione con il microscopio troverai strati densi in un percorso
di HA. Quello che è un meridiano dell'agopuntura. Il tessuto è dentro e l'acqua è intorno. L'HA e la
sua produzione sono nel tessuto connettivo. Stimolando il tessuto connettivo nello yoga, viene stimolata la produzione di HA. Per cui non si tratta solo di potersi piegare, di più! Anche se sei uno yogi molto avanzato, non è che ti pieghi di più dopo la tua pratica di yoga, rimani così più o meno: perché continui a fare la tua pratica? Per stimolare questa produzione. Perché energeticamente dopo ogni classe ti senti diverso!
Anche se la gamma di movimento è al suo massimo potenziale già da diverso tempo, quello che
cambia è la produzione di HA. Perché gli yogi si sono inventati la pratica di asana? Perché queste
posizioni stravaganti? È fare esercizi per muovere il Chi. Quando siedi per lungo tempo in
meditazione sei più sensibile a sentire cosa succede alla tua energia (al Chi), e quando senti la tua
energia “stagnare”, senti di aver bisogno di asana per stimolarla. E come lo fai? Attraverso le
articolazioni. Ecco il perché delle posizioni: per stimolare le articolazioni. Perché stimolare le
articolazioni? Per tenere il sistema dei meridiani sano. La teoria moderna dei meridiani spiega il
perché dello yoga. Se non eserciti il tessuto connettivo, se non eserciti le articolazioni, comprometti il sistema energetico del tuo corpo. Ad avvalorare questa tesi i ricercatori hanno notato che gli atleti non vivono a lungo, perché hanno troppe volte danneggiato il tessuto connettivo dei loro corpi. Per cui per una vita longeva è importante cercare di tenere il sistema dei nostri meridiani in salute, esercitando le articolazioni, la spina dorsale, i muscoli. È importante non solo rimanere capaci di muoversi. Perché il movimento dell'energia è importante, è importante esercitare i tessuti. Probabilmente qualsiasi posizione yoga se portata agli estremi potrebbe danneggiare. Troviamo cento modi di piegare il nostro corpo, perché gli yogi l'hanno fatto? Perché? Perché sono energeticamente motivati.
PERCHÉ GLI YOGI HANNO SVILUPPATO L'HATHA YOGA
Perché contorcere i nostri corpi in queste posizioni che ai loro estremi possono infortunare il corpo?
Perché gli yogi sono energeticamente motivati.
Adesso non dovremo neanche più chiamare il “tessuto connettivo” in questo modo, perché esso è in
ogni tessuto e articolazione del corpo, tiene insieme (connette) le parti del corpo.. dovrebbe essere
chiamato “tessuto meridiano”, e lo rispetteremmo forse di più! Quando andarono in Asia e
iniziarono a vedere l'importanza della agopuntura e che con essa si poteva addirittura evitare una
anestesia in un intervento chirurgico e iniziarono a spendere soldi per capire la teoria dei meridiani e a sezionare cadaveri per cercare questi meridiani e trovarono il tessuto connettivo...il meridiano era il tessuto connettivo! Come forza vitale che fluisce dentro il corpo. La prossima volta che guardate in un libro di anatomia, guardate dove si trova il tessuto connettivo: esso è ovunque nel corpo. E quando leggerete un libro di yoga, leggerete che ci sono 760.000 nadi nel corpo o vi diranno che ci sono 72.000 nadi nel corpo, di queste 10 sono più importanti, e di queste 3 sono le più importanti - come è possibile avere 760.000 nadi nel nostro corpo?
Vedrete l'ubiquità del tessuto connettivo (vedrete che è ovunque): la forza vitale deve viaggiare in ogni cellula del nostro corpo. Siamo un solo tessuto che è ubiquo, dalla superficie del corpo all'organo più interno, ce n'è solo uno: il tessuto connettivo – il tessuto meridiano. Un ultimo punto da fare: la prossima volta quando ne avrete l'occasione o siete annoiati, guardate in un libro di anatomia: il tessuto connettivo attraversa anche i muscoli. Ogni forma di yoga stimola i meridiani nel corpo.
Cosa rende lo yin yoga unico? È che la sua intenzione è di sollecitare le articolazioni. Non ti
renderà più forte per fare la maratona e non è un sistema completo di per se stesso. Perché elaborare
così tanto? Per via del mito che “non bisogna esercitare le articolazioni”. Con limite e con
moderazione, la biologia richiede che i tessuti vengano sollecitati! O degenereranno!
Grazie :-)